|
Ritrovare un amico sconosciuto. Sentire nelle vibrazioni
del ferro il sudore di qualcuno che molto prima di te ha provato
le tue stesse emozioni e che l'oggetto a cui tu stai lavorando
ti riporta integre, perfette. E' un libro aperto che con gioia
leggi aggiustando le pagine rotte, i fascicoli scuciti per
farlo tornare alla vita, per continuare la strada di quell'antico
sconosciuto amico, in un percorso che non avrà fine finché
ci sarà l'amore che legherà qualcuno a qualcosa che è stato
creato per vivere. Questo è il restauro.
In un mondo che ha materializzato tutto, l’uomo ha perso
il proprio senso della materia; si è illuso di dominarla
scientificamente, ma ne è rimasto intimamente dominato.
L’uso delle macchine ha, infine, decretato il totale
distacco dell’uomo dalla materia, ancora una volta nell’illusione
di sottometterla. Non ci accorgiamo di quanto la macchina
riduca tutto alla sua dimensione, simulacro morto e inanimato
di una vita che non può nemmeno sfiorare. Svegliarsi
da questo ipnotico incantamento, cercare nelle materie il
senso profondo delle loro affinità formali, è
il compito che urge all’artista, all’artigiano,
nella speranza che, nel restituire alla materia la vita che
le è propria, possa un giorno ritrovare nel segreto
della mineralità le forze costitutive del suo stesso
essere umano. E’ un compito arduo, a cui l’uomo
moderno non può mancare.
|