“Misteriosa nella luce del
giorno
La natura non lascia che le si tolga il velo;
Ciò che non vuol rivelare al tuo spirito
Non glielo strappi con leve e viti”
( Goethe, Faust, I.)
In un mondo che ha materializzato tutto, l’uomo ha
perso il proprio senso della materia; si è illuso
di dominarla scientificamente e meccanicamente, ma ne è
rimasto
intimamente dominato.
L’uomo subisce la materia come realtà a lui
opposta non afferrando che la parte più grama di
essa: ciò che è pesabile e misurabile, non
avvalendosi che solo il sottile gioco del suo pensiero.
Ne dà inconsciamente contenuto fisico, non essendo
le dimensioni, in ultima analisi, che relazioni di pensiero.
Che nel suo apparire, nel suo essere misurabile, la materia
nascondesse il segreto che nella mineralità esprimeva
le forze costitutive dell’essere umano, era l’arcano
senso dell’Opus Alchemica.
“Niente è nel cielo
o sulla terra che
non sia agente dell’uomo. Che cos’è dunque
il cielo se non l’uomo e dove è esso mai
se non nell’uomo?”
(Paracelso, Paragrano, 1530)
E’ un mondo immaginativo che l’uomo con la
sua saccente razionalità scientifica ha perduto,
ma solo la comprensione intuitiva delle profonde verità
che racchiude potrà
riavvicinarsi ad una reale conoscenza della natura vegetale,
animale e metallica che è
sostanzialmente conoscenza reale di noi stessi.
Il macrocosmo metallico esprime un legame diretto con quelle
forze particolarmente nei sette Metalli alchemici:
Sole come oro; Luna come argento; Venere, rame; Giove, stagno;
Mercurio, mercurio; Saturno, piombo; Marte, ferro.
Il metallo è inteso come una traccia minerale delle
corrispondenti potenze stellari, è il senso della
iatro chimica in medicina, e della medicina omeopatica.
E’ il mondo delle qualità che si schiude aprendo
le porte ad una comprensione diversa della materia
anche nelle sue espressioni formali.
La via della forma…..
Siamo così abituati a vedere nelle sostanze che comunemente
usiamo soltanto “cose da utilizzare” che raramente
ci soffermiamo ad osservarle, contemplare per quello che
sono, non per quello che ci sembrano.
L’uso diffuso delle macchine ha decretato totalmente
il distacco dell’uomo dalla materia ancora una volta
nell’illusione di sottometterla. Non ci accorgiamo
di quanto la macchina riduca tutto alla sua dimensione,
simulacro morto e inanimato di una vita che non può
nemmeno sfiorare.
Il ferro diventa tenero come pongo, il marmo docile come
l’argilla, nuovi totem giganteschi di Metallo, di
cemento o chissà cos’altro sorge continuamente
a testimoniare l’impotenza umana.
Nel suo delirio di potenza, l’uomo crea forme vuote
sempre più astratte, che rappresentano la sua alienazione
dal mondo che lo circonda, in una spirale che sempre più
lo allontana dal senso della vita delle forme della materia
proiettandolo nel mondo
illusorio e morto dell' astrazione intellettuale.
Sempre più l’opera dell’uomo si confonde
nella rappresentazione. Alla forma, che nella natura è
espressione vivente di un processo ben preciso che si esprime
come contenuto e manifestazione dello stesso tempo, fino
ad assurgere ad immagine
simbolo della sua storia come lo è nella forma di
un albero di una foglia; a questo l’uomo sostituisce
il “segno”: fantasma di una forma senza essere.
Disprezzai e sviliti, i metalli, il marmo, i colori, le
materie della nostra opera esprimono in un muto messaggio
di conoscenza, la speranza che l’uomo riscopra la
vita che vi si
agita, attendendo che dall’umano potere creativo si
sviluppi il senso riconquistato delle possibilità
formali che sole potrnno fare di quella sostanza morta un
essere che vive.Svegliarsi da quest’ipnotico incantamento,
cercare nelle materie il senso profondo delle loro affinità
formali, è il compito che urge all’uomo.
Solo così si potrà passare dall’idea
astratta e morta al senso dell’Epifania, che è
nascita, creazione, un avvenimento a cui tutta la materia
anela.
Pietro Elis Fraccaro